Comprendere oggi per rendere sicuro il domani

L’Osservatorio Goccia a Goccia è un centro di risorse che offre una visione delle dinamiche di consumo idrico, dei rischi climatici imminenti e degli standard di prestazione per filiera nella nostra zona transfrontaliera.

Anticipare
Scopire gli scenari climatici futuri.
Misurare
Padroneggiare i meccanismi dell'impronta idrica per ottimizzare i propri processi.
Visualizzare
Localizzare le sfide e le pressioni idriche sul territorio.

L’impronta idrica

Vedere oltre il contatore

L’acqua è una risorsa indispensabile dei processi di fabbricazione agroalimentare. Per aiutare le imprese a rafforzare la loro sostenibilità e a ridurre l’impatto ambientale di fronte alla scarsità mondiale, il progetto Goccia a Goccia propone una metodologia precisa per il calcolo dell’Impronta Idrica (Water Footprint).

Cos’è l’Impronta Idrica?

È il volume totale di acqua dolce utilizzato, direttamente e indirettamente, per fabbricare un prodotto. Non si limita al contatore dell’impresa ma si scompone in tre indicatori chiave:

Acqua Blu: Corrisponde al consumo visibile. È la quantità di acqua prelevata e consumata durante tutto il processo di produzione.
Acqua Verde: Misura la quantità di acqua piovana stoccata nel suolo; si tratta dell’acqua assorbita dalle piante per la loro crescita e costituisce la materia prima della produzione alimentare.
Acqua Grigia: È il volume teorico di acqua necessaria necessario per diluire gli scarichi inquinanti al fine di rispettare gli standard di qualità ambientale.

Perché è importante?
Comprendendo dove e come viene consumata l’acqua, è possibile agire. Oltre all’aspetto ecologico, il calcolo dell’impronta idrica è una leva strategica:
Reputazione e Trasparenza: Rispondere alle attese dei consumatori che prediligono prodotti responsabili e autentici.
Performance Economica: Identificare le inefficienze per ridurre i costi operativi.

Download dello studio «Water Footprint Test»

Studio retrospettivo e prospettico

Il nostro approccio: Misurare l’invisibile

Per ogni settore (panificazione, carne, latticini, vino, olio, frutta e verdura), abbiamo calcolato l’Impronta Idrica. Non è solo l’acqua che esce dal rubinetto, ma la somma di tre componenti:

  • Acqua Blu: prelevata dalle falde acquifere e dai fiumi.
  • Acqua Verde: l’acqua piovana naturalmente assorbita dalle piante.
  • Acqua Grigia: il volume necessario per diluire l’inquinamento e preservare la qualità della risorsa.

Insegnamenti chiave

Lo studio degli ultimi anni rivela una crescente vulnerabilità dei nostri territori:

Settori particolarmente esposti: Per tonnellata di prodotto, la trasformazione della carne in Piemonte e la produzione di olio in Liguria sono le attività a maggior consumo idrico.

Impatto della siccità 2021-2022: Questo periodo è stato il più secco e mite degli ultimi 30 anni. La portata dei fiumi è crollata dell’80% rispetto alle medie storiche, portando a restrizioni d’uso immediate per le imprese.

Esaurimento delle falde: Lo studio mostra un calo costante e rapido del livello delle acque sotterranee, che indebolisce l’approvvigionamento diretto delle MPMI dipendenti dai pozzi.

Proiezioni e rischi futuri

Le proiezioni climatiche per l’orizzonte 2030-2050 sono chiare: la pressione sull’acqua aumenterà. La gestione dell’acqua diventerà la sfida principale del prossimo decennio:

Rottura dell’equilibrio estate/inverno: L’aumento delle temperature trasforma la neve in pioggia e anticipa lo scioglimento delle nevi. Risultato: i fiumi sono in secca in luglio e agosto, proprio quando la domanda per irrigazione e trasformazione è massima.

Esplosione dello stress idrico: Per una coltura come il mais (base di molte filiere), i giorni di stress severo aumenteranno notevolmente, riducendo qualità e quantità delle materie prime disponibili.

Concorrenza accresciuta: Il fabbisogno idrico potrebbe superare le risorse disponibili in alcuni fiumi (come la Stura di Demonte) entro il 2050. Le imprese dovranno affrontare conflitti d’uso sempre più frequenti con l’agricoltura e i bisogni domestici.

Cosa ricordare

L’incertezza diventa la norma.
L’acqua diventa una risorsa rara e costosa. La scarsità d’acqua porterà inevitabilmente a un aumento dei costi di produzione e a restrizioni normative più severe. Per le MPMI del settore alimentare, passare da una gestione passiva a una strategia di risparmio è fondamentale per garantire la continuità delle attività e mantenere la competitività.

Download dello studio «retrospettivo e prospettico»

Cartografia

Uno strumento strategico per il territorio

La cartografia Goccia a Goccia offre una diagnosi geolocalizzata e permette di visualizzare precisamente dove l’acqua viene consumata dalle filiere agroalimentari nella nostra zona transfrontalierea.

Insegnamenti chiave del territorio

Due poli principali: Il consumo è fortemente polarizzato intorno alla provincia di Cuneo (Italia) e al litorale delle Alpi Marittime (Francia).
Un tessuto artigianale: La filiera è composta prevalentemente da microimprese (TPE) con meno di 5 dipendenti, in particolare nel settore della panificazione.
Specializzazioni locali: Se Cuneo è caratterizzata da imprese strutturate e diversificate, Imperia si distingue per la forte specializzazione nella filiera degli oli e dei grassi.

Consumo per filiera: chi consuma cosa?

La cartografia rivela disparità significative tra peso economico e intensità idrica:
Panificazione-Pasticceria: È la filiera più rappresentata sui territori, risultando complessivamente la maggior consumatrice globale.
Bevande: Sebbene meno numerose, le imprese di bevande hanno un consumo medio per sito molto elevato.
Carne: Molto presente in Piemonte, questa filiera mostra una forte dipendenza idrica legata ai processi di trasformazione.

Accesso allo strumento cartografico